La ragazza di nome Giulio

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Milena Milani

#QuellidellaLibreria

« Quel personaggio incandescente che era la ragazza Giulio mi faceva paura, perché sentivo che per molta gente sarebbe stato motivo di scandalo, e di vergogna. Quella ragazza che portava un nome maschile, che aveva in sé un’insoddisfazione esistenziale, perché era una creatura incompleta, che ricercava Dio, che voleva sapere che cosa era il peccato, e che infine approdava alla solitudine, ora esisteva nelle trecento pagine del libro, e io timidamente lo consegnai all’editore».
Una ragazza, che in memoria del padre porta il suo nome maschile, Giulio, vive a Venezia con la madre, una donna ricca e poco comprensiva verso la figlia. Da adolescente, ha un’esperienza omosessuale con la sua governante, che la convince ad odiare gli uomini. Dopo anni, la ragazza riesce a liberarsi da quel legame morboso e si fidanza con Lorenzo, che le promette fedeltà assoluta. Poiché però vuole provare ad avere un rapporto con un uomo, Giulio sceglie Amerigo, ma, dopo l’incontro, si accorge di essere sessualmente incapace di amare. Passa così tra le braccia di diversi uomini, capendo di essere condannata a non diventare mai pienamente donna.
Era il 1964: La ragazza di nome Giulio venne presto sequestrato e fu al centro di un clamoroso processo: l’autrice venne condannata a sei mesi di reclusione e centomila lire di multa per offesa al comune senso del pudore. Fu assolta solo nel 1967.
Il romanzo tornò in circolazione e per molti anni lettori e critici italiani si schierarono su due opposti versanti, mentre all’estero il valore del libro fu subito riconosciuto.

L’autrice

Milena Milani, giornalista, scrittrice e artista nasce a Savona per poi trasferirsi a Roma, dove frequenta l’Università La Sapienza. Inizia a collaborare con il giornale del Guf, Roma fascista, con servizi sull’arte di guerra e sulla gioventù femminile universitaria tedesca. Quando inizia a frequentare un gruppo di intellettuali romani, nel Caffè Aragno, abbandona i rapporti con il fascismo. Con alcuni studenti guidati da Giuseppe Ungaretti e Corrado Alvaro, partecipa all’occupazione di un quotidiano fascista. Nel 1942 incontra a Roma Filippo Tommaso Marinetti che la nomina “comandante generale di tutte le donne futuriste d’Italia”.
Negli anni Sessanta è protagonista dello scandalo dovuto all’uscita del suo primo romanzo, La ragazza di nome Giulio, che diventa un caso letterario.

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